extra industrial cinema – cinema di prossimità

UN LINK ESSENZIALE

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mail del 9 settembre 2013
 
caro mich

complimenti, anche al tuo amico francese.

 

Il video è molto molto bello e rappresentativo del tuo cinema e della tua persona. E dello sguardo di un autore chi sa raccogliere frammenti d'opera e d'anima per comporli poi armoniosamente, senza enfasi. Mi autorizzi, autorizzate ad inserire il link nel sito?

Comunque ti devi reputare felice per quest'aperitivo d'eternità. Ora davvero sì che puoi lavorare con calma…     un abbraccio luca

 

https://docs.google.com/file/d/0B7548Txq50HMTkZRNnNMRy1uSDA/edit?usp=sharing

Si è già diffusamente argomentato sul catalogo della scorsa edizione del festival della precipua vocazione diaristico -autobiografica- memorialistica con cui si caratterizza quella tendenza dell’espressione audiovisiva contemporanea che abbiamo proposto d’individuare come “Cinema Privato”.

 

L’iniziativa di riproporre, a ventisette anni dalla prima proiezione e a 38 anni dal tournage dei primi rulli di cui il film si compone, i "Diaries" di Ed Pincus vuole costituire stimolo ineludibile a porre la questione dei modi in cui diaristica ed autobiografia si siano manifestate nella sperimentazione cinematografica della seconda metà del '900 e dei caratteri che la collegano e allo stesso tempo la distinguono rispetto alla pratica audiovisiva privata contemporanea.

 

In questa breve nota non si tratta di entrare nel merito dell'opera di Pincus, che pure è stata al centro di controverse valutazioni (Vincent Canby sul New York Times; Ross McElwee sulla rivista "Documentary"). Né di esaminare l'intero panorama di coloro che si sono serviti del medium cinematografico per registrare tratti di vita personale, sociale, emotiva e/o riflessiva. Basterà evidenziare, accanto ai nomi universalmente noti in campo sperimentale di Stan Brakhage e di Jonas Mekas, quello di Marie Menken la vera antesignana del genere che con il suo Notebook, edito nel 1963 ma frutto di un impegno di ripresa ventennale, costituisce il termine postquam si può iniziare a parlare di una diaristica cinematografica.

 

A meno di non voler considerare nell'ambito diario/memorialistico l'intero patrimonio di home movies (mi riferisco al puro girato non alle eventuali e successive rielaborazioni che lo rendono altra cosa) la cui ragione d'essere deriva proprio dall'esigenza di fermare/memorizzare momenti di vita familiare e relazionale considerati particolarmente significativi.

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Le Giornate del cinema privato nascono nel 2005 in occasione di una rassegna/seminario che si è svolta tra Siena, Firenze e Pisa nel novembre dello stesso anno.

L’idea che le origina discende da un’ambizione: cogliere il nuovo e l’antico nel cuore della rivoluzione comunicativa che stiamo vivendo. Svelarne le tracce nel passato e individuarne i caratteri più stimolanti a seguito dell’ampliarsi ad una vasta platea del privilegio, fino a ieri riservato a pochi, di esprimersi audiovisivamente. Un’evoluzione questa che già ha dato luogo al moltiplicarsi di tematiche e sensibilità direttamente collegate ad eventi, circostanze ed esperienze private. Che ha evidenziato un approccio originale rispetto alla produzione televisiva e cinematografica. Che tende a superare la classificazione amatoriale/professionale e film documentario/film sperimentale, e e che elabora strategie espressive assai diverse da quelle del cinema documentario e narrativo industriale.

In quella prima occasione furono presentate opere di Joseph Morder, Péter Forgács, Stan Brakhage, Jonas Mekas, Abraham Ravett, Jay Rosenblatt, Stephen Dwoskin, insieme all’opera di molti cineasti italiani e stranieri che mostravano lavori che in modo incidentale o per una precisa vocazione autoriale affrontavano argomenti legati all’ambito personale e familiare (Caterina Klusemann, Michelangelo Buffa, Jan Peters, Alberto Momo, Mauro Santini, Chiara Malta, Giuseppe Baresi, Nicole Sherg, Elsa Quinette) e accanto ad una selezione di film di famiglia provenienti da Home Movies/Archivio Nazionale del Film di Famiglia. L’intenzione era quella di fare una prima mappatura di un territorio che, complice la rinnovata leggerezza del video digitale a basso e bassissimo costo (dalle telecamere MiniDV ai telefonini) e l’esplosione di piattaforme di condivisione di materiali audiovisivi online, sembra emergere e affermarsi come uno dei più fecondi, interessanti e indubbiamente consistenti nella produzione audiovisiva contemporanea. Per questo, e per offrire modelli teorici, elementi di riflessione e di elaborazione, siamo andati alla ricerca di una tradizione che ci sembrava presente in filigrana fin dalle origini del cinema e abbiamo cominciato a riannodare, sia in modo empirico radunando una serie di opere e autori, sia con l’aiuto e il contributo di studiosi come Adriano Aprà e Roger Odin, i fili di una produzione che abbiamo proposto di definire “Cinema privato”. Read more

1. Premessa

E’ mia ferma, e a mio avviso pacifica, convinzione che i due decenni a cavallo tra la fine e l’inizio del secolo presente abbiano definitivamente segnato l’avvio di una svolta epocale nell’ambito della comunicazione audiovisiva: rivoluzione originata dal convergere degli strumenti di registrazione dell’immagine in movimento e del suono (cineprese, registratori, videocamere) con le nuove tecnologie digitali di ripresa e di editing. Cui si sono assommate le potenzialità di una diffusione capillare e gratuita dei materiali audiovisivi attraverso una rete -internet- che si va facendo sempre più pervasiva, congiuntamente alla facilità della loro acquisizione e conservazione su supporti di costo contenuto, ottima qualità e rapida consultazione.
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di Michelangelo Buffa, 2003, da miniDV,durata originale 25′

 

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